Vecchie e nuove professioni

Guardati un po’ questo video: non è un film, è solo la ripresa automatica di una telecamera. Domanda: ma i dipendenti di camorra, mafia, ndrangheta e compagnia bella sono conteggiati tra gli occupati o tra i disoccupati? E i loro redditi fanno parte del PIL o no?

9 commenti

  1. Ah dimenticavo, consiglio a tutti la lettura del libro “Gomorra” di Roberto Saviano. Dà un’idea – seppur minima – di quanto grande ed esteso sia il potere della camorra.

  2. Neppure io, come afferma il collega Fabio, avevo mai riflettuto attentamente sulla questione di mafia e PIL. Ignoranza? Pigrizia mentale? O forse banalizzazione massmediatica?
    Questo filmato è comparso su tutti i telegiornali e ogni servizio si limitava a decrivere meramente ciò che stava accadendo e a spettacolizzare con enfatici toni di voce “la furia dei sei”.
    E noi inorridiamo liquidando il servizio con un “Ma che roba…”.

    Ma la banalizzazione non si limita alla messa in scena: ci sono i reporter che analizzano l’organizzazione interna della mafia con un fascino perverso per gerarchizzazioni, cosche e clan,famiglie e alleanze,pizzini e covi: il mafioso viene elevato a scaltro stratega e, sovente, nello spettatore più ingenuo si sviluppa un’attrazione-repulsione per la liturgia mafiosa.
    Ergo,degradazione morale oltre che disinformazione.

    Così vengono esaminate le cause, ma non ciò che ne scaturisce a livello di ripercussioni economiche; l’informazione è schiava del tempo e viene data la precedenza a ciò che nutre il pubblico: la cronaca che colpisce e sbalordisce, non noiosi indici economici.

    Vige il regime del riduzionismo: la mafia come problema di ordine pubblico e come contravvenzione alla morale (da cui trasgressiva diviene spesso sinonimo di attrattiva).
    Come potere economico la mafia non viene presentata come un grave problema; ma poi,un giorno, la notizia del momento: apriamo il giornale e facciamo gli occhi grandi dinanzi la gigantografia “La mafia è la più grande azienda italiana”.

    Solo allora diamo un seguito alla storia di tutti quei filmati raccapriccianti e alle operazioni da romanzo criminale, scopriamo un mondo parallelo e sincronico della mafia italiana.
    E ci accorgiamo che probabilmente anche noi stessi siamo stati bellamente danneggiati; ci hanno truffati, ma non ce ne siamo neppure preoccupati.

  3. Queste scene sono ormai all’ordine del giorno e il problema è che ci stiamo sempre più abituando a immagini come queste. Inoltre noto di giorno in giorno come stia prendendo piede la mentalità secondo cui “la mafia è al sud, mentre qui al nord possiamo stare tranquilli”. Un’idea da rivedere, direi!

    Per quanto riguarda la domanda, devo ammettere che non ci avevo mai pensato più di tanto. Sono organizzazioni che lavorano nell’ombra ma che fruttano tanto quanto (o forse anche molto più) una multinazionale! Certo tutti i soldi che girano tra mafiosi e camorristi riuscirebbero a risanare almeno in parte l’economia italiana, ma come dice giustamente Marco, del denaro sporco ne gira già abbastanza nel bel paese!

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