Paesi emergenti e nuove università

The Rise of Asia’s Universities è il titolo di un articolo a firma di Richard C. Levin che leggo su New York Times. Chi è mr. Levin? E’ il president di Yale University ( qualche dato) ovvero di una università leader a livello mondiale (al 3° posto nella classifica US News). Di cosa parla? Degli sforzi che grandi paesi come Cina e India stanno facendo per sviluppare un sistema universitario di punta. Il che significa puntare sulla ricerca ma anche sulla didattica:

“It takes more than research capacity alone for a nation to develop economically, however. It takes well-educated citizens of broad perspective and dynamic entrepreneurs capable of independent and original thinking. The leaders of China, in particular, have been very explicit in recognizing that two elements are missing from their universities: multidisciplinary breadth and the cultivation of critical thinking.

The traditional Asian approaches to curriculum and pedagogy may work well for training line engineers and midlevel government officials, but they are less suited to fostering leadership and innovation. Students who aspire to be leaders in business, medicine, law, government or academia need “the discipline” of mind — the ability to adapt to constantly changing circumstances, confront new facts, and find creative ways to solve problems. Cultivating such habits requires students to be more than passive recipients of information; they must learn to think for themselves.”

E’ quello che a Yale hanno sempre fatto. Chissà quando anche a casa da noi si accorgeranno che è il caso di stimolare la creatività degli studenti.

2 comments

  1. Io invece pensavo al fatto che nell’articolo si parla di studenti motivati,attivi,e non come recipienti vuoti in attesa di essere riempiti da informazioni,e mi è tornato in mente l’articolo del New York Times ” An open mind” di qualche giorno fa. Lì si parlava di professori che, con qualche espediente, hanno colpito i loro alunni,che hanno attirato l’attenzione di un’aula intera. é proprio questo che manca nelle nostre università: si può avere la passione per una qualche disciplina ed iscriversi all’università, ma questa passione fa anche in fretta a svanire se non viene nutrita con offerte creative! Non basta un insegnamento in cui ti vengono riversate addosso miriadi di informazioni puramente teoriche, ma servono “colpi di scena” per ancorare l’attenzione degli studenti, lezioni più coinvolgenti e in cui la partecipazione di chi ascolta sia necessaria.

  2. Ho letto l’articolo e ciò che davvero colpisce è che negli ultimi dieci anni il numero degli istituti superiori in Cina è più che raddoppiato e che il numero dicinesi che si iscrivono all’università è quintuplicata. Inoltre la Cina e l’India riconoscono l’importante ruolo che la ricerca universitaria scientifica ha svolto nel guidare la crescita economica negli Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone.
    In Italia, invece, il tasso di abbandono delle università è pari a circa il 60%, un valore doppio rispetto a quello prevalente nei paesi industrializzati. Tra le cause ci sono le condizioni familiari, il curriculum di studi e i voti conseguiti precedentemente all’iscrizione, le condizioni del mercato del lavoro di riferimento (http://www.bda.unict.it/Pagina/It/In_breve/0/2007/05/14/480_.aspx) .
    vogliamo continuare a fare finta che tanto non conta e che siamo un paese con un peso a livello mondiale???

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