Lo studente frugale

Contenere le spese sembra essere la parola d’ordine per tutti: privati cittadini, imprese e organizzazioni. Se fossi uno studente declinerei così la frugalità:

  • corsa alla laurea senza perdere tempo
  • selettività nello studio: più tempo su qualsiasi esame/corso appaia utile e/o interessante a scapito dei corsi ritenuti inutili/noiosi
  • scelta oculata dei siti web da seguire: limitazione dei segnalibri (preferiti) e uso di PageFlakes o iGoogle ( post Pagina web personale)
  • parsimonia nel software: meglio pochi programmi usati a fondo rispetto a un po’ di tutto
  • risparmio nei consumi (di telefono, abbigliamento, tempo libero, fumo, bevande, ecc.) per accumulare risorse da dedicare a progetti significativi (viaggi, hardware, autoformazione, sviluppo personale).

Naturalmente quanto ho appena scritto deriva solo dal desiderio di mettermi nei panni degli altri visto che il mio tempo da studente è trascorso da un pezzo. E riflette la mia ricerca di fare una didattica utile in questo periodo di crisi ( post La crisi all’università). Sarebbe comunque interessante capire meglio le diverse strategie che gli studenti adottano per fare fronte ad una crisi di imprevedibile durata e intensità. Tu cosa consigli di fare?

4 commenti

  1. Concordo. Al contempo son vere due cose:

    1. a volte l’apparenza inganna. Corso nuovo, concetti apparentemente oscuri… se parto facendo autocritica posso pensare che non sia un problema di impegno eccessivo, quanto un problema di crescita personale. Vale a dire, sono io studente a dover fare il salto della capra e abituarmi a ritmi più sostenuti.
    Dico “a volte” perché in certi esami anche a me è capitato di trovarmi in difficoltà perché il corso -papale papale- non mi piaceva né per contenuto né per forma né per produzione richiesta, e col senno di poi (con cui son tutti dottori) non era un mio problema di adattamento.

    2. Chi ce l’ha il bagattino? (Bagattino = moneta antica di Zecca reggiana)
    Il bagattino non è in mano allo studente. Volere il bagattino e ribellarsi o far la punta ai capelli di qualche (qualche) prof. potrebbe non esser la mossa più costruttiva. O magari, sarebbe più consigliabile fare segnalazioni a esame ultimato, salvando tempo prezioso, se non a se stessi, a studenti futuri. Non sempre la critica competente paga, soprattutto se non hai tu il bagattino.

    Ci si può provare, meglio sarebbe in gruppo. Una concentrazione di pareri concordi può dar forza alla richiesta.
    Molto più spesso (ignavia? fesseria? coda fra le gambe?) si prende il programma malefico, si studia quel che (e quanto non) si vorrebbe studiare e al peggio ci si prepara a un pasticciaccio brutto.

    Prof… ci sono docenti che mentre spiegano mangiano le parole, che non arrivano a due decibel di sonoro, che annaffiano la prima fila mentre borbottano la lezione. Qualcuno è arrivato ad addormentarsi durante una esposizione di tesina. Alcuni sposano il partito del “difficile è bello”, per cui termini oscuri esplicati con spiegazioni ancora più ambigue, subordinate come piovesse e altre bei manierismi e fior di retorica…
    E’ giusto non nascondersi dietro questo. Tante volte però mi è capitato di trovarmi in queste situazioni e, per venirne fuori il prima possibile, prendere il toro per le corna, passare l’esame, prendermi anche il mio 19 e andare oltre.
    Nulla è inutile, anche per quel diciannove ho imparato qualcosa, e non mi riferisco al programma d’esame.

    Rimane, meglio, MI rimane l’amaro in bocca. E’ una questione che non ho ancora ben risolto.

  2. “impegno abnorme” è qualcosa che non dovrebbe esistere nel sistema dei crediti universitari: se un corso richiede ad uno studente di normali capacità un carico di lavoro palesemente superiore a quanto implicito nei CFU ad esso attribuiti la questione andrebbe segnalata a chi di dovere (coordinatore didattico, coordinatore del corso di laurea, preside di facoltà). Si tratta di segnalazioni che devono fare gli studenti: solo loro, a ben vedere, sanno quanto tempo ci vuole a superare un esame.

  3. Per quanto mi riguarda, per contenere la crisi, ho usato e uso queste modalità:

    – mi sono laureata il più in fretta possibile (anche se questo ha significato finire gli studi in un momento critico per il mondo del lavoro);

    – mi tengo ben stretto il mio lavoretto occasionale, anche se non è il lavoro che ho sempre sognato, almeno finchè non avrò possibilità migliori all’orizzonte (e in questo momento sono disposta anche a lavorare su due fronti pur di portare avanti i miei sogni ma allo stesso tempo anche di guadagnare qualcosa);

    – risparmio sulle cose non essenziali (vestiti, divertimenti, acquisti inutili) e cerco di usare i soldi per cose che mi permettano di aumentare la mia esperienza o le mie conoscenze (viaggi, sviluppo personale e formazione).

    Sono d’accordo all’incirca con quello che scrive Cordef ma credo che la questione esami sia un po’ più delicata. Non è così facile dedicare meno tempo a corsi inutili o noiosi: spesso si tratta di corsi i cui insegnanti richiedono un impegno abnorme rispetto al reale riconoscimento dello sforzo dello studente in termini di voto o crediti e spesso sono gli esami più difficili da superare…

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