Diventare vecchi

è qualcosa che ci portiamo dentro da quando siamo nati. All’inizio VOGLIAMO diventare vecchi, cioè grandi. Poi, pian piano arriviamo ad un punto in cui ci piacerebbe fermare il tempo e anzi, magari, farlo andare indietro.

Ogni tanto penso ai miei genitori che, entrambi, erano arrivati oltre i 90. Mio padre se ne è andato ancora pieno di voglia di vivere mentre per mia madre gli ultimi anni sono stati una zavorra che la faceva andare sempre più in basso. Se penso a me, guardo quella prospettiva (i 90) con inquietudine: mi piacerebbe andarmene prima, molto prima, magari sciando fuoripista e finendo in un bel crepaccio. Già, devo lasciare scritto da qualche parte che in tal caso voglio offrire una splendida cena alla squadra del soccorso alpino che verrà a recuperare il corpo.

Detto ciò, quando vedo qualcosa sui vecchi (alla mia età sono tali quelli sopra i 70) tendo a voltare pagina. Questo servizio mi ha però attratto. Per due ragioni. Innanzitutto perché è apparso su The Globe and Mail ( sito web) un bel quotidiano di Vancouver (Canada) che ho conosciuto quando ero là lo scorso maggio. In secondo luogo si tratta di un reportage fotografico: è da quando ero bambino che preferisco “i libri con le figure”. Ho così dato un’occhiata e mi sono trovato di fronte un video in cui Rebecca Dube, una bella (e giovane) giornalista, spiegava il reportage realizzato insieme al suo collega fotografo Kevin Van Paassen nelle tre settimane trascorse con gli ospiti di una casa per anziani chiamata dai suoi ospiti il fishbowl (boccia per pesci)

Il reportage si compone di cinque parti che toccano aspetti diversi della vita di chiunque: l’amore, il cibo, la perdita, ecc. Non ho letto gli articoli ma ho visto i video e mi sono piaciuti, malgrado l’argomento.

Globe and Mail, Senior High, May 2008.
Globe and Mail, Senior High, May 2008.

? Il lavoro di Rebecca e di Kevin è un ottimo esempio di multimedia journalism che potrebbe darti lo spunto per fare qualcosa di simile per l’e-book di Editoria multimediale o per la tua tesina della laurea triennale. Ah già, lascia perdere i vecchi, perché non lo fai sui giovani?

3 commenti

  1. La fretta di crescere spesso è data dalle limitazioni concesse: più sei adulto meno vincoli hai (diciamo che cambiano, mutano: da vincoli fisici o economici a psicologici).

    Crescere comporta però un aumento delle responsabilità: di qui la celeberrima sindrome di Peter Pan, che si libera di convenzioni sociali e prolunga lo stato di fanciullezza.

    Dicono che gli italiani siano mammoni: magari molti vorrebbero “crescere” e camminare con le proprie gambe ma le condizioni economiche sono mutate, gli affitti sono alle stelle e i lavori sempre più a tempo determinato.

    A volte Peter Pan non è immaturo: nella realtà attuale sempre più un precario.

    Marco

  2. Premettendo che ritengo l’età una condizione mentale (c’è chi si sente vecchio a 20 anni e chi bimbo a 90), ho voluto dedicare questo post a mio nonno, una breve lettera dove spiegargli i cambiamenti avvenuti dalla sua dipartita: http://cobain86.blogspot.com/2008/07/lettera-mio-nonno.html .

    Ma visto che la vita va avanti e (per fortuna) ci regala creature ed emozioni meravigliose, ho dedicato questo secondo post ad un’amica: http://cobain86.blogspot.com/2008/07/dentro-la-sua-anima.html .

    Buona lettura a tutti
    Marco

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