Ma come scrive!

è quanto pensa spesso Luisa Carrada leggendo le mail e le tesine dei suoi studenti (leggi il suo post del 6 febbraio 2008). Lo penso anch’io. Lo pensiamo in molti. Lo pensano anche gli studenti quando in aula ci capita di fare insieme un po’ di “analisi critica” delle tesi e tesine trovate su Tesionline. Bibliografie agghiaccianti, pagine piene di refusi e senza nessuna articolazione logica (a capo dopo ogni frase e via, a capo a casaccio, a capo dopo due pagine, ecc.). Testi che rivelano l’incapacità di scrivere di quei poveri laureati e di riflesso, la cialtroneria dei loro relatori che non hanno mai letto quelle tesi. Grazie Internet per conservare queste testimonianze del declino della nostra università: fra qualche decennio gli storici potranno usarle per costruire saggi memorabili!

? Non ci credi? Vai su Tesionline, cerca delle tesi su un argomento che ti interessa e scarica (gratis) la bibliografia e il primo capitolo. Vedrai che spesso, troppo spesso, troverai carne per i tuoi denti di futuro editor. Anzi, se trovi qualcosa di davvero mostruoso perché non lo segnali? Se vuoi mettere alla prova la tua capacità di segugio puoi farti aiutare da Google: nella ricerca fai una prima scrematura guardando, ad esempio, le bibliografie di quanti scrivono “Mondatori” invece di “Mondadori” ( esempio di ricerca con Google).

6 commenti

  1. Avevo letto anch’io l’articolo sull’illetteratismo segnalato da Flavio.
    Io però devo spezzare una lancia a favore almeno della Facoltà di Scienze della Comunicazione di Reggio Emilia, dove mi sono laureata tre anni fa.
    Nell’articolo di La Repubblica viene intervistato un professore di Bologna, Gabriele Pallotti. Ebbene, quando ho cominciato l’università, egli insegnava semiotica “da noi” e grazie alle sue lezioni, oltre che grazie ad un liceo classico fatto per bene, ho affinato le mie abilità linguistiche e di scrittura. Infatti, nonostante non sia poi stata seguita molto dal mio relatore, la capacità di argomentare e scrivere logicamente mi ha aiutata molto a scrivere una bella tesi, un bel lavoro “onesto e pulito”.
    Quindi, sì, sicuramente è vero che molti laureandi/laureati hanno difficoltà con l’italiano, ma ci sono alcune good practices che mi sembra giusto ricordare, fra queste i validi insegnamenti della facoltà di comunicazione reggiana!

  2. Avevo letto l’articolo segnalato da Flavio e mi ero proposto di tornare sull’argomento con materiali di prima mano. Ho preso lo spunto dopo l’appello di esami di questa settimana in cui ho trovato alcuni casi di “copia e incolla” e grande abbondanza di refusi. Quello che mi ha colpito è stato lo stupore degli studenti coinvolti: ho avuto la netta impressione che nessun docente si fosse mai preso la briga di leggere e correggere i loro scritti.

    Vale e Lary hanno anche loro toccato con mano la faccenda delle tesi “mai rilette e mai corrette”: Alessandra dice che anche Tesionline dovrebbe esercitare un qualche controllo in merito. Ma Tesionline NON è un editore, è solo un infomediary e come tale dà per scontato che ogni tesi sia stata letta e riletta sia dall’autore/autrice che dal relatore.

    E’ questo il punto. Mi è capitato di trovare tesi con pezzi copiati e con palesi castronerie. Il relatore, palesemente, non aveva letto. Ciononostante faceva richiesta di punti (110 e lode). Fantozziano! Se casi simili capitano a Reggio Emilia (in una facoltà di piccoli numeri) cosa capiterà in facoltà di grandi numeri e in contesti caratterizzati da omertà e familismo amorale?

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