Trentesimi, addio!

Un paio di giorni fa ho spedito a Reggio Emilia i verbali degli ultimi esami. Ho chiuso la busta con un senso di grande sollievo: era l’ultima volta che lo facevo! Mi sono sempre sentito cretino a fare una cosa del genere. Perché? Adesso te lo spiego.

In primis trovavo demenziale dover stampare su carta e firmare qualcosa che avevo già registrato on-line facendo il mio bravo login. Ma su questo avevo già scritto ( post Verbali on-line ma su carta e con firma).

Poi c’è la faccenda delle tre firme e del voto in trentesimi. Già: ma lo sai perché i voti all’università li diamo in trentesimi? Non te l’hanno mai detto? La storia è semplice. Una volta, tanto tempo fa (diciamo quando ero matricola io nel 1970) gli esami si facevano davanti ad una commissione di tre membri. Ognuno di loro faceva domande e dava una valutazione in decimi: proprio come a scuola! Alla fine il presidente della commissione si faceva dire dagli altri due membri la loro valutazione e faceva la somma: ecco qua il voto in trentesimi. A me è capitato un paio di volte di fare esami in questo modo: i commissari scrivevano il voto su un foglio e lo passavano in silenzio al presidente. Il presidente guardava, faceva il conto e diceva il voto allo studente che se lo metteva in saccoccia senza osare rifiutarlo ( post Il paese del voto rifiutato).

Già al 2° anno di università questa pratica non la ritrovai più. C’erano centinaia di esami da fare e l’università di massa portò con sé la commissione fatta da un docente solo. Il termine docente è un eufemismo: già allora c’erano tanti, troppi volonterosi che si prestavano a fare esami, gratis e soprattutto senza alcun controllo. No, non è esatto. Il controllo c’era: siccome i voti erano in trentesimi l’università faceva ancora finta che la commissione di esame fosse sempre composta da tre membri e quindi richiedeva tre firme sui verbali. E controllava che ci fossero (le firme).

Come fare per firmare centinaia di verbali di esame? Semplice, nella mia facoltà dell’epoca la soluzione fu quella di inventarsi la commissione unica: tutti i docenti dell’istituto/dipartimento potevano firmare i verbali dei colleghi. Io mettevo duecento firme a te e tu ne davi un tot a me. Guai se mancava una firma: la segreteria le contava e chiamava a rapporto chi aveva saltato una pagina! Per i non docenti era l’occasione di far sentire incapace il docente di turno: una bella valvola di sfogo alle frustrazioni del lavoro amministrativo.

I moduli che ho spedito e firmato per l’ultima volta hanno ancora lo spazio per le tre firme ma gli uffici non ci chiedono più di apporle. Si accontentano di una, in fondo a ciascun foglio. Il foglio riporta anche lo spazio per le domande, per fortuna anche questo è per finta, tanto per fare scena.

Come vedi sono passati quarant’anni da allora ma siamo sempre allo stesso punto. Controlli solo formali, carta su carta, rispetto delle tradizioni. La prossima Gelmini oserà dare un taglio a questa prassi fine a se stessa? Vedremo.

PS: vedo adesso (18 febbraio) su Esse3 che il plico con i verbali di carta è arrivato a destinazione e che i voticini risultano adesso “caricati” su Esse3. Vedi che la posta funziona e che tutto è bene ciò che finisce bene?

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