Mangiare veloce

non è una bella cosa né in italiano né in inglese (fast food). Forse lo è un po’ di più in francese: così almeno penso dopo aver letto l’articolo Restauration rapide nation di Susana Ferreira ( articolo Wall Street Journal, 21.11.2009). A quanto  pare i grandi nomi della cucina francese si stanno dando fare per raccattare un po’ di quattrini con il mangiare di mezzogiorno: piattini elaborati a prezzi abbordabili da consumare in una ciotolina high tech a tronco di piaramide in pure plastic (vera plastica). Ottime idee per recuperare un fatturato visto il calo di coperti che i ristoranti soffrono alla sera. Del resto, il settore del mangiare veloce a mezzogiorno è in piena crescita ( post Cibo da strada): ormai gli unici che mangiano con calma seduti al tavolo sono i banchieri e gli artigiani.

In mezzo alla marea di roba sempre uguale (penso a kebab, burgers, toast, panini con breasaola-rucola-caprino, pizze e rustichelle surgelate, ecc.) ogni tanto compaiono delle vere e proprie meraviglie. Ne hai trovate nelle tue peregrinazioni di mezzodì? Se sì perché non dedicare ad ognuna di esse una bella pagina con foto, descrizione, intervista al creatore e ai consumatori? Ne potrebbe venire fuori un simpatico e-book che ti renderebbe simpatico ai baristi citati e popolare tra studenti e impiegati alla perenne ricerca di qualcosa di buono per alleviare il tran tran quotidiano. Va da sé che il tutto sarebbe una tesi(na) della triennale diversa dal solito…

Un commento

  1. Non so se ha letto prof le ultime dichiarazioni del Ministro Rotondi (leggi qui), a quanto pare si pensa che la pausa pranzo possa danneggiare la produttività sul lavoro, che ne pensa?

    Io penso che è vero, probabilmente si perde tempo e al ritorno dalla pausa si è meno produttivi, ma è anche vero che è un sacrosanto diritto fermarsi un po’ di tempo dal lavoro, soprattutto quando non ci sono altre pause durante tutta la giornata.

    Io ho la fortuna di poter passare la pausa pranzo a casa, seduta a un tavolo, mangiando quello che mi prepara la mamma. Ma questo mi comporta un sacrificio: 4 viaggi al giorno in auto, una spesa in stress e carburante (meno male che viaggio a Gpl). Eppure è l’unico modo per rilassarmi davvero.

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