I crepacci della vita

oggi non rispondo a commenti e mail varie, la spiegazione (che ho scritto ieri) è qui sotto:

Domenica mattina verso le 9 Bianca ed io eravamo sul ghiacciaio di Plateau Rosa: prima neve (poca), sole e vento. Molti crepacci. Risalendo sullo skilift svizzero sentivo il cellulare vibrare nella tasca della giacca a vento. Chi scoccia alla domenica? Ho fatto una discesa e mi sono fermato a vedere: “chiamata non risposta” da MdF Marche. La sigla indica mio fratello che sta nelle Marche. Il campo andava e veniva e così siamo risaliti in cima quasi sulla Gobba di Rollin dove il segnale era più forte. L’ho chiamato. Nostro fratello Tim aveva avuto un infarto all’alba e se n’era andato all’improvviso. Mi sono fermato a guardare i crepacci e il mare di nubi che copriva la valle in basso: era bello sentire il vento sulla faccia, mi dava l’idea che anche i pensieri volassero via. Dopo cinque minuti siamo volati giù alla funivia per scendere: in cabina il conduttore ci ha guardati con una faccia… Avrà pensato ma perché scendono adesso? Poi di corsa a Milano: la domenica più triste della mia vita. Il giorno dopo era lunedì: un po’ di ore se ne sono andate con infinite telefonate. Al pomeriggio è salito il vento: dalle creste la tormenta ha portato i primi fiocchi di neve. C’era una luce magnifica e ho pensato che sarebbe stato bello se fosse stato così il giorno dei funerali. Oggi (martedì) siamo scesi a Milano per accompagnare poi Tim nel suo ultimo viaggio fino a Pallanza. Tim non è mai andato su un ghiacciaio ma il suo crepaccio l’ha trovato all’improvviso sotto piedi. Tanti penseranno che è stato fortunato così.

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