Pessimo incipit

quando scrivi qualcosa il primo capoverso (incipit) ha una grandissima importanza. E’ come quando ti presenti per la prima volta a qualcuno che non ti conosce: è la prima impressione quella che conta. Molta gente non ci fa caso e poi si stupisce per le reazioni suscitate nei loro interlocutori. Male. Guarda un po’ questo inizio e dimmi un po’ tu che reazioni istintive avresti avuto al mio posto:

EM 2008 > Incipit > punteggiatura
EM 2008 > Incipit > punteggiatura

Capisci adesso perché ogni tanto ho la sensazione di spingere in salita un carretto pieno di pietre? Uno studente di terzo anno di Comunicazione (le scienze lasciamole perdere) ha questi communication skills? Stiamo freschi… Ma nessun insegnante si è mai preso la briga di bloccare questo/a analfabeta di ritorno?

Vediamo un po’ se l’interessato/a legge il blog (non penso) e invece di venire all’appello di mercoledì se ne rimarrà a casa a sistemare la punteggiatura.

9 commenti

  1. Ancora una volta sono d’accordo con Flavio. Sicuramente è un lavoro in più per il docente e magari nemmeno riconosciuto, ma il lavoro di editor può risultare gratificante quando si assiste a un qualche miglioramento da parte dello studente: una gratifica del tutto personale sul momento, ma che può dare frutti in futuro non si sa mai. Detto questo però a livello burocratico è giusto penalizzare chi persiste in certe cattive abitudini linguistiche o di forma e dare soddisfazione a chi se la merita, in questo modo non possono che alzarsi gli standard qualitativi (come dice Flavio) e si scatena un circolo che permetterebbe forse di togliere un po’ di incombenze da editor al professore…

  2. Di solito do solo “segnali verdi” (a chi se li merita) e evito di accendere luci “rosse” o anche solo “gialle”. Mi adeguo così al buonismo imperante.

    Mi dispiace sentire – mi dica se sbaglio – questa specie di “sottofondo” di sconforto. Qualcuno dovrà pur invertire la tendenza però, o no? Senza voler giudicare il singolo caso, se tutti facessero così non si trasmetterebbe mai più niente. Credo invece che questo “lavoro in più” da editor possa essere gratificante nella speranza di fare qualcosa di utile per gli studenti, e (magari in futuro) essere riconosciuto e apprezzato dagli studenti e – perché no – dall’Ateneo.

    In alternativa, se (da quel che posso intuire) questo non rientra nelle sue mansioni di professore universitario e non c’è volontà di “offrirlo” come servizio allo studente, penso allora che occorrerebbe penalizzare quanto più possibile chi non raggiunge certi standard qualitativi. Si parla tanto di meritocrazia, ma se nessuno inizia ad applicarla seriamente un esame fatto così varrà più o meno tanto quanto un 30 e lode, dato che lo si passa in entrambi i casi.

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