Privacy per i voti ma non per i redditi

nel nostro simpatico paese un viceministro in caduta libera può decidere di pubblicare su internet i redditi di tutti i contribuenti italiani mentre è considerata violazione della privacy pubblicare i voti e i nomi degli studenti di un corso universitario.

Su questa ennesima pochade all’italiana:

20 commenti

  1. Non ci trovo nulla di sbagliato nel pubblicare i voti degli studenti, anzi credo sia un incentivo a migliorare la propria performance visto che diventa di pubblico dominio!!!

    Per quanto riguarda i redditi degli italiani credo che la questione della pubblicazione meriti un attimo di riflessione: ci sono certo svantaggi legati alla criminalità e alla privacy (quindi forse la pubblicazione online è un po’ troppo “aperta”), ma dall’altro lato credo che il fatto di rendere pubbliche le dichiarazioni possa essere uno strumento di “controllo morale” da parte dell’ambiente sociale. Per le persone in buona fede è riconosciuto dalla società il loro contributo al benessere dello Stato; per quelle in malafede o i cui redditi sono poco trasparenti può nascere una specie di “sanzione a livello sociale” che, forse, può spingere a una maggiore correttezza.

  2. Io penso che il problema principale sia questo, per qualsiasi informazione di tipo personale deve esserci un autorizzazione da parte del soggetto interessato.
    Penso che sia un mio diritto non far sapere a terzi il mio voto o il mio reddito.
    Certo, sul discorso dell’ evasione dovremo parlarne a lungo,all’ estero è da anni che vengono pubblicati, forse perchè non c’è un evasione come la nostra.
    Però do ragione anche a chi sostiene che pubblicando i redditi, possano esserci problemi legati alla criminalità.

    Concludo dicendo che siamo un paese che su alcune cose è molto molto molto indietro, facciamo pena!

  3. A dire il vero anche io non capisco perché non si dovrebbero (potrebbero?) pubblicare i voti universitari con nome e cognome, cosa che peraltro accade in diverse forme fino alle scuole superiori. Forse mi sfugge qualcosa nel ragionamento: qualcuno saprebbe argomentare più dettagliatamente la propria posizione? Dire solo che è “una chiara oscenità” è un po’ debole a mio avviso.

    Sul fatto della pubblicazione dei redditi online mi riservo di rifletterci ancora un po’, anche se ho letto (distrattamente, lo ammetto) che altrove è una pratica diffusa da tempo e che non suscita così tanto clamore.

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