I video delle lezioni negli USA e altrove

Molte università USA hanno capito che Internet può essere un eccezionale strumento di marketing e di autopromozione se lo si usa per far vedere come si insegna da loro. Ecco allora il progetto OpenCourseWare del MIT per la diffusione dei materiali didattici. E in più, per decine di corsi hai anche video e audio. Su questa scia (video delle lezioni) vale la pena segnalare anche Open Yale Courses.

In complesso, qualche decina di università USA ha capito che iTunes poteva essere il canale con cui diffondere le proprie lezioni (e il proprio nome): ecco allora iTunes U (“U” sta per “University”): ma si paga? No, a differenza della musica, le lezioni su iTunes non costano.

Cosa ci guadagnano i prof? Nulla se non il piacere di vedere che il loro lavoro è apprezzato: uno di questi docenti (il fisico Walter H.G. Lewin del MIT) è così bravo e popolare da meritarsi un articolo sul New York Times.

Hai trovato qualcosa del genere altrove? Non sto pensando a riprese rubacchiate con un telefonino ma a video di buona qualità in cui si vede un docente universitario fare lezione.

Tu mi dirai che in Italia il Consorzio Nettuno ha prodotto e pubblicato videolezioni di decine e decine di corsi. Vero. Mi capita di vederli su RAI 3 verso le 5.30-6 del mattino quando, in albergo a Reggio Emilia, mi sveglio anzitempo per aver mangiato troppo la sera prima: quelli che mi sono capitati erano un po’ soporiferi ma forse erano gli effetti del lambrusco. Di sicuro ci sono anche bravissimi docenti: tra i corsi di laurea a distanza che Nettuno offre c’è anche la triennale in Scienze e tecnologie della comunicazione. Se trovi qualcosa di meritevole, segnalalo.

7 commenti

  1. Visto che ci sono in mezzo con il lavoro di tesi, volevo segnalare le iniziative del tipo Open Education delle 4 migliori università USA secondo il Ranking 2009 di USNews (scriverò qualcosa in merito alla questione anche nella pagina dedicata alla tesi di laurea nel mio blog).

    STANFORD: Ha attuato due interessanti progetti. Il primo è Stanford iTunes (itunes,stanford.edu) e il secondo è quello della School of Engineering di OCW (see.stanford.edu) coadiuvato da SCPD (Stanford Center for Professional Development), un ente di Stanford dedicato all’apprendimento lifelong (anche dopo la laurea) e alla didattica a distanza.

    PRINCETON: Ha attuato al progetto Blackboard academic suite (blackboard.princeton.edu). Il migliore fra quelli che ho visto. Si entra con login (anche come ospiti) e si può vedere il materiale relativo a diversi periodi temporali, a diversi dipartimenti e varie discipline…

    HARVARD: Il progetto H2O (h2o.law.harvard.edu) è ancora in fase sperimentale ed è molto poco chiaro. Però c’è anche un altro progetto OCW nel dipartimento medico (mycourses.med.harvard.edu/public), relativo ai soli corsi di quello specifico dipartimento.

    YALE: Ha attuato un servizio molto ben fatto, si chiama Open Yale Courses (oyc.yale.edu), molto chiaro e ben organizzato… peccato che per ciascun dipartimento, sia presente il materiale per un solo corso (e di periodi temporali un po’ vecchiotti).

  2. A proposito di Walter Lewin, proprio oggi il TG5 ha fatto vedere un servizio sui suoi metodi di insegnamento. Il professore è così noto che è anche citato su Wikipedia.

    Tutti i video delle sue lezioni pratiche sono disponibili sul sito dell’OpenCourseWare del MIT, nella pagina del corso di fisica; oppure è sufficiente cercarlo su You Tube.

  3. A proposito di Università telematiche (Uninettuno, Leonardo Da Vinci, Unitel, Tel.ma, E-campus, Unipegaso, Universitas Mercatorum, Unisu… ) e-learning e FAD, riporto un pezzo di un articolo pubblicato dalla redazione di http://www.studenti.it dal titolo “Vita dura per le università on line”

    “E’ stato firmato dal ministro dell’Università Fabio Mussi e dal titolare della Funzione pubblica Luigi Nicolais il decreto che fissa il principio del riaccreditamento per i 12 atenei “virtuali” del panorama italiano.

    Chi non otterrà i parametri necessari entro il 2009/2010 non potrà più rilasciare titoli con valore legale, anche se il meccanismo salva naturalmente i crediti maturati in precedenza. I requisiti, che saranno fissati da un secondo provvedimento in arrivo, si concentreranno sul numero di docenti e di tutor, sulla trasparenza dell’offerta formativa e sulle regole tecniche per le piattaforme informatiche.

    D’ora in poi si cambia e le università on-line dovranno rispondere ai requisiti di qualità degli atenei tradizionali. Una vera inversione di tendenza rispetto a quanto aveva previsto il decreto del 2003 targato Moratti-Stanca che aveva dato il via libera all’istituzione di corsi on-line senza alcun limite. Fino a questa riforma non era previsto nessun numero minimo di docenti per corso di laurea e il risultato era stata la proliferazione di atenei on-line a costi smodati e senza il giusto rapporto tra veri docenti e semplici tutor.”

    Pare che dietro alcune Università Telematiche ci siano interessi economici che non hanno nulla a che vedere con il miglioramento del sistema universitario italiano: infatti, nel sito da cui ho tratto l’articolo, viene citata a riguardo UNISU (http://www.unisu.it/unisu/), l’Università Telematica delle Scienze Umane…

    E poi chi ci governa si lamenta e protesta quando gli USA si prendono gioco dell’Italia…

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