Uno spunto per la tesi

Lo stato problematico dell’università italiana emerge dai dati statistici ma anche da elementi qualititativi e dall’esperienza quotidiana. Qualche giorno fa ho ricevuto una mail:

Gentile docente,
al contrario di quanto immagina non sono una sua studentessa, bensì una laureanda specialistica presso l’università Bocconi di Milano. Le scrivo in primo luogo per farle i miei complimenti sul sito che ha realizzato…è una bellissima vetrina sul mondo, con tanti spunti interessanti. Vuole sapere come ci sono finita? Dopo essere tornata da un erasmus a Parigi mi sono trovata a studiare nel torrido mese di Agosto per quello che deve essere il mio ultimo esame prima della tesi finale. L’unico problema è che non trovo uno spunto serio per la mia tesi. Mi sto specializzando in organizzazione aziendale e risorse umane e questo è il punto da cui partire. I docenti che ho contattato mi hanno detto di tornare da loro con un’idea, un caso etc…sembra facile…vorrei fare una tesi sperimentale che possa analizzare un “caso aziendale” o nell’ambito delle risorse umane o in quello dell’organizzazione aziendale o di grandi eventi (ma difficile reperire contatti)…lei osa mi consiglia?
Ad una mail così ho risposto nel solo modo sensato:
buongiorno XYZ,
la ringrazio per le sue parole di apprezzamento per il mio blog. Mi dispiace, ma non sono in grado di aiutarla per la sua tesi a causa di due motivi:

  1. non ho nessuna competenza di organizzazione aziendale
  2. anche se l’avessi, non sarebbe corretto farle da “tutor” scavalcando colleghi di un altro ateneo.
La tesi è un problema per la maggior parte dei laureandi italiani ma poi quasi tutti lo risolvono.Vedrà che ce la farà.
Accipicchia: se una laureanda della mitica Bocconi si prende la briga per scrivere una mail ad un perfetto sconosciuto come me c’è proprio qualcosa che non va… Anche lì gli studenti arrivano al momento di iniziare la tesi senza sapere cosa e come fare. Eppure un modo c’è: partire da un libro esemplare e usarlo come modello di riferimento. Domanda: ma i libri esemplari vengono ancora letti nei corsi universitari?

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