è ben inferiore a quanto gli studenti credono. Il fatto è che i voti:
- sono spesso inflazionati
- non hanno lo stesso peso in tutte le facoltà e sedi (→ post Il talento dei laureati cambia con le sedi)
- non testimoniano il possesso di reali capacità (→ post Quando la laurea è un pezzo di carta)
- possono essere conseguiti in tempi assai diversi grazie alla prassi del gratta e vinci (→ post Il paese del voto rifiutato).
Questo ultimo punto è assai importante: tra un laureato con 110 che si è laureato fuori corso di uno-due anni e uno che si è laureato in corso senza 110 tu chi prenderesti? Io quello che non ha perso tempo.
Perché scrivo queste cose? Perché giovedì scorso ero in commissione di laurea e mi sono trovato ancora una volta davanti alla questione dei voti. “Richieste di punti” di colleghi che volevano dare qualcosa in più ai propri laureati. E così doppi correlatori per verificare che si potessero dare 2-3 punti in più. E questa cosa bizzarra dei correlatori che davanti a nonne, mamme e papà fanno un po’ di tennis verbale con il laureando per far vedere che la laurea è una cosa seria. Ma non sarebbe meglio se la tesi venisse davvero discussa quando è ancora in divenire e non è già finita in copisteria? Domande retoriche che testimoniano la mia fondamentale stupidità e che metto ancora una volta nero su bianco solo per rispondere ad un imperativo che non riesco a seppellire sotto un mucchietto di conformità e abitudine.
? Ma all’estero succede lo stesso? Il voto di laurea assume questa importanza grottesca? Ecco un tema per una tesi o tesina di laurea (che magari potrà farti avere dei punti in più).
Secondo mè la questione della spintarella è una tendenza naturale e inestirpabile.
Non credo neanchè ci sia nulla di male.
Mi spiego meglio:
-La naturale tendenza ad accomodare i propri cari è qualcosa che non puoi chiedere alla gente di non fare(in fondo lo faresti anche tu!)
-Un candidato che conosco per vie ‘traverse'(nipote dello zio….) è qualcuno di cui ho molte più informazioni(conosco l’estrazione sociale,spesso ho già avuto modo di averci a che fare…) e più conosco più posso capire se è adatto a quella posizione.
-Qui al master hanno formalizato un idea che avevo già e cioè che in campo lavorativo il network è fondamentale nella vita lavorativa.
-Quasi tutti i lavori che farai dopo il primo sono conseguenza delle passate esperienze e esperienze fà rima con competenze, attitudine ma sopratutto con persone.In questo nessuno vede niente di scandaloso.
ORA QUELLO CHE FA SCHIFO E’ CHE QUI IN ITALIA SPESSO LA ‘SPINTARELLA’ NON E’ COME NEL RESTO DEL MONDO UNA VIA DI ENTRATA NATURALMENTE PREFERENZIALE MA UN MODO DI ASSICURARSI UN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO FAVOREVOLE.
Mi spiego meglio:
-All’estero esistono esattamente le stesse raccomandazione(personale esperienza di amici).
-Il canditato ottiene una via preferenziale per avere un colloquio.
-Magari viene assunto e se le sue performance sono in linea con quelle richieste dalla azienda ottiene il lavoro.
-Se il candidato si rivela un idiota perde il lavoro, e quello senza conoscenze(formichina come mè)arriva(spero).
-Negare che questo sia naturale è come affermare che nascere ricchi o poveri è uguale.
IN ITALIA(SPESSO) SE SEI IL FIGLIO DI…VALI DI PIU’ COME FAVORE CHE COME DIPENDENTE.
Questo credo sia dovuto al fatto che per sopravivere nel business le aziende non devono avere performance migliori dei competitor ma devono essere più impastruzzate per ottenere leggi ad hoc, appalti, favori in cambio etc.
Quello che davvero non mi spiego è come facciamo a essere ancora qua,intendo nel G hopfarbacco, non sò se nel corso di Istituzioni di Economia si legge ancora il volo del Calabrone(dove l’autore usa una metafora per paragonare la teorica impossibilità di volare dell insetto con la teorica possibilità di performare dell Italia) ma altro che calabrone ormai il paragone lo dovremmo fare con Alice nel paese delle meraviglie.
QUINDI SICCOME LA MIA ASPIRAZIONE E’ TROVARE LAVORI UN PO’SOPRA ALLA MEDIA(si$)HO ABBANDONATO LA TEORICA RAGIONE(che tutti voi nel blog avete) HO COMINCIATO A LECCARE… E CERCARE DI PRENDERE VOTI ALTI.
io sono del parere che un 110 preso fuori corso valòga molto meno di un 90 in corso!!!!!non se la prendano troppo però credo sia troppo comoda.. una roba del tipo dare 6 o 7 volte un esame per arrivare al 30??? mi chiedo ma che gusto c’è??? il mio obiettivo è laurearmi in 3 anni con un voto discreto.. certo non ho ambizioni di lodi varie ecc ma penso che…si deve dare il massimo ma senza rifare e rifare gli esami superati…chi si laurea invece in corso con 110 tanto di cappello!!! e sono sicuramente scolasticamente parlando superiori a me!! credo che il voto finale sia comunque un buon punto di partenza e che in qualche modo un pochino valga…..un pochino eh..!
Mi associo a quanto detto da Sel86, Laura ed altri … sostenendo che “una laurea in giurisprudenza non fa di un avvocato, un buon avvocato” e questo dovrebbe essere considerato un vantaggio a prova che la selezione avviene anche sul campo… per dar poi spazio a persone più meritevoli.
Vero altresì che un’azienda che riceve centinaia di cv non potrà visionarli minuziosamente e pertanto ricorrerà ad euristiche non compensatorie, prima fra tutte quella del voto di laurea…”nihil sub sole novi”.
Non è certo il sistema che si adeguare, ma noi.
Completa questa tela l’infelice cornice delle raccomandazioni, spintarelle, conoscenze di cui pochi dispongono.
Mi domando: non sarà forse il caso, se l’obbiettivo è quello di trovare un posto di lavoro, di rettificare il tiro e rivolgersi ad aziende “a misura d’uomo” in grado di valutare in modo meno devastante i cv ?! sul territorio sono presenti varie strutture di spessore anche se non a livello di Procter&Gamble.
Punterei di più sulla possibilità di specializzarsi e sperimentarsi sul campo lavorativo per testare le proprie capacità e attitudini, e una volta ben definite e rafforzate, prepararsi a spenderle individuando il bersaglio ambito ma con una maturità amplificata.
Mi auguro di non aver offeso nessuno, in caso contrario, mi scuso ma non era mia intenzione.