L’importanza dei voti

è ben inferiore a quanto gli studenti credono. Il fatto è che i voti:

Questo ultimo punto è assai importante: tra un laureato con 110 che si è laureato fuori corso di uno-due anni e uno che si è laureato in corso senza 110 tu chi prenderesti? Io quello che non ha perso tempo.

Perché scrivo queste cose? Perché giovedì scorso ero in commissione di laurea e mi sono trovato ancora una volta davanti alla questione dei voti. “Richieste di punti” di colleghi che volevano dare qualcosa in più ai propri laureati. E così doppi correlatori per verificare che si potessero dare 2-3 punti in più. E questa cosa bizzarra dei correlatori che davanti a nonne, mamme e papà fanno un po’ di tennis verbale con il laureando per far vedere che la laurea è una cosa seria. Ma non sarebbe meglio se la tesi venisse davvero discussa quando è ancora in divenire e non è già finita in copisteria? Domande retoriche che testimoniano la mia fondamentale stupidità e che metto ancora una volta nero su bianco solo per rispondere ad un imperativo che non riesco a seppellire sotto un mucchietto di conformità e abitudine.

? Ma all’estero succede lo stesso? Il voto di laurea assume questa importanza grottesca? Ecco un tema per una tesi o tesina di laurea (che magari potrà farti avere dei punti in più).

16 commenti

  1. Io credo che il voto conti relativamente, dipende dal contesto e dal tipo di figura professionale che si cerca, qualsiasi singola esperienza non può essere presa a generalizzazione del discorso, anche se è sotto agli occhi di tutti come lavori l’esamificio italiano sfornando laureati da 110 senza un criterio reale.

    Quello che mi preme sottolineare è che esiste ed è reale invece il meccanismo della raccomandazione e delle giuste conoscenze. Possiamo far finta di niente e dire che è un discorso sorpassato, ma non si può nascondere che tanta, tantissima gente riesce ad “arrivare” perchè conosce le persone giusto, nel momento giusto e nel luogo giusto. Familiari, amici e conoscenti posso aprire un varco, poi sta a te dimostrare che te lo meriti ed è qui che forse è possibile trovare un po’ di meritocrazia.

  2. Io ho avuto a che fare con molti dirigenti d’azienda il cui compito era assumere personale e quasi tutti mi hanno detto che ormai il voto (sia quello universitario che quello ottenuto alle Superiori) è ormai formalità.
    Purtroppo non lo è se, come scritto sopra da Vale, se si vuole frequentare certi Master o passare ad altre Università.
    Io personalmente penso che un numero non faccia una persona: spesso ci troviamo di fronte ad incapaci che si vantano di un alto punteggio ma che non sanno nemmeno da che parte tenere il mouse…

  3. Anche a mio parere le università dovrebbero trovare un punto di incontro nell’attribuzione dei punti finali.
    Ora sto facendo la specialistica in Bocconi e per due punti non ho potuto fare l’iscrizione per il Double Degree (2° anno di specialistica all’estero). Il problema fondamentale era proprio il voto di laurea, inferiore di due punti rispetto al limite.
    Ora, se io mi fossi laureata, ad esempio, in Cattolica a Milano, sarei uscita esattamente con un 104. E invece ho un 98. E non superando il 100 ho perso un’occasione d’oro. E non pensiate che per la questione Erasmus/scambi internazionali la questione sia tanto diversa. La valutazione del voto di laurea è quanto di più soggettivo ci sia, proprio per la diversità di range scelti dalle varie università. Ma non si sa perchè, diviene spesso e volentieri metro di giudizio universale.
    Non faccio fatica a credere alle cose dette da Michele in quanto recentemente c’è stata nella nostra università la presentazione di Procter&Gamble. Stessa storia. Ci è stato fatto capire tra le righe che il volto di laurea finale è un item di valutazione. Punto e basta. Fortunatamente ci sono realtà nelle quali non è così. Ma soprattutto in molte aziende quotate e prestigiose il voto di laurea è ancora una delle discriminanti principali.

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