è ben inferiore a quanto gli studenti credono. Il fatto è che i voti:
- sono spesso inflazionati
- non hanno lo stesso peso in tutte le facoltà e sedi (→ post Il talento dei laureati cambia con le sedi)
- non testimoniano il possesso di reali capacità (→ post Quando la laurea è un pezzo di carta)
- possono essere conseguiti in tempi assai diversi grazie alla prassi del gratta e vinci (→ post Il paese del voto rifiutato).
Questo ultimo punto è assai importante: tra un laureato con 110 che si è laureato fuori corso di uno-due anni e uno che si è laureato in corso senza 110 tu chi prenderesti? Io quello che non ha perso tempo.
Perché scrivo queste cose? Perché giovedì scorso ero in commissione di laurea e mi sono trovato ancora una volta davanti alla questione dei voti. “Richieste di punti” di colleghi che volevano dare qualcosa in più ai propri laureati. E così doppi correlatori per verificare che si potessero dare 2-3 punti in più. E questa cosa bizzarra dei correlatori che davanti a nonne, mamme e papà fanno un po’ di tennis verbale con il laureando per far vedere che la laurea è una cosa seria. Ma non sarebbe meglio se la tesi venisse davvero discussa quando è ancora in divenire e non è già finita in copisteria? Domande retoriche che testimoniano la mia fondamentale stupidità e che metto ancora una volta nero su bianco solo per rispondere ad un imperativo che non riesco a seppellire sotto un mucchietto di conformità e abitudine.
? Ma all’estero succede lo stesso? Il voto di laurea assume questa importanza grottesca? Ecco un tema per una tesi o tesina di laurea (che magari potrà farti avere dei punti in più).
Mi permetto di portare la mia piccola esperienza: sto per iniziare uno stage presso un’azienda che ha una rete commerciale in 180 Paesi e fattura più di 100 milioni di euro l’anno, al colloquio mi è stato chiesto solo che tipo di studi ho fatto, niente voto d’uscita o media degli esami.
@ SEL:
“Il problema del voto si pone più che altro quando si cerca lavoro. Uno con 107 e l’altro con 100, entrambi in corso, chi verrà scelto?”
Bisogna sempre prendere le cose con i guanti.
Chi lavora nel Recruitment sa bene come leggere i curriculum di studenti freschi di studio. Chiaramente esistono casi in cui hanno la precedenza i voti dal 110 in giù… altre volte di privilegiano le esperienze professionali o le “attitudini” alla professione….
Fatto sta che la parte decisamente più importante è il colloquio di lavoro faccia a faccia.
Esistono 110 che non valgono di più di un tappo di bottiglia.
Come già detto prima, gli esami ora, in particolare nelle università molto popolate, si superano facilmente con bigliettini, cartelloni, i-pod muniti di .txt fatti ad hoc ecc ecc, quindi…
Non è tutto oro quello che luccica!
Molto interessante lo spunto per fare una tesina sull’importanza data dai datori di lavoro al voto di laurea.
A parer mio lo scopo principale e primario di ogni studente universitario (ma anche quello di qualsiasi altro tipo di studente) dovrebbe essere quello di imparare qualcosa, prima che quello di avere a tutti i costi voti alti (ad ogni costo).
Ovviamente le due cose sono correlate (impegno notevole —> voti notevoli), salvo le situazioni in cui gli esami vengono passati scopiazzando dal vicino di banco o dai bigliettini (ma che senso ha?!).
Sinceramente non penso (e non credo di essere un’illusa per questo) che un datore di lavoro, per assumere un lauretato, si basi semplicemente su di un voto, su di un numero. Spero, anzi, che faccia fare le stesse eventuali “prove” per avere il posto a tutti i candidati e poi scelga in base alle reali capacità dimostrate da ognuno.
Chi si è sempre impegnato e sa di avere acquisito qualcosa dai suoi studi (casi quasi “rari”, ahimè) non ha paura di confrontarsi!
Per questo penso sia normale “pretendere” voti alti in seguito ad una buona preparazione, ma non trovo sia tutto lì. E se per assumere una persona non ci si accontenta del voto alto, ben venga!