L’importanza dei voti

è ben inferiore a quanto gli studenti credono. Il fatto è che i voti:

Questo ultimo punto è assai importante: tra un laureato con 110 che si è laureato fuori corso di uno-due anni e uno che si è laureato in corso senza 110 tu chi prenderesti? Io quello che non ha perso tempo.

Perché scrivo queste cose? Perché giovedì scorso ero in commissione di laurea e mi sono trovato ancora una volta davanti alla questione dei voti. “Richieste di punti” di colleghi che volevano dare qualcosa in più ai propri laureati. E così doppi correlatori per verificare che si potessero dare 2-3 punti in più. E questa cosa bizzarra dei correlatori che davanti a nonne, mamme e papà fanno un po’ di tennis verbale con il laureando per far vedere che la laurea è una cosa seria. Ma non sarebbe meglio se la tesi venisse davvero discussa quando è ancora in divenire e non è già finita in copisteria? Domande retoriche che testimoniano la mia fondamentale stupidità e che metto ancora una volta nero su bianco solo per rispondere ad un imperativo che non riesco a seppellire sotto un mucchietto di conformità e abitudine.

? Ma all’estero succede lo stesso? Il voto di laurea assume questa importanza grottesca? Ecco un tema per una tesi o tesina di laurea (che magari potrà farti avere dei punti in più).

16 commenti

  1. I punti attribuiti alla tesina della triennale sono solo una parte del problema. C’è poi il voto medio (la media cioè dei voti riportati negli esami) e il numero di CFU attribuiti alla tesina. E c’è la questione fondamentale di come il relatore/relatrice segua il lavoro del laureando/a: talvolta poco a giudicare da molte tesi e tesine pubblicate su Tesionline. L’esame di un campione di tesi e tesine pubblicate su Tesionline potrebbe rilevare la diversità di standard esistenti in sedi diverse per lo stesso corso di laurea.

    Per quanto riguarda l’atteggiamento dei datori di lavoro rispetto ai voti dei laureati (in corso) sarebbe interessante intervistarne un campione e sentire cosa dicono: un altro ottimo argomento per una tesina che voglia andare oltre il solito livello e che permetta a chi la fa di imparare un po’ di metodo di ricerca.

  2. Del voto finale per le triennali e su quei scarsi 2 punti per la tesi(na)ne ho parlato pure io sul mio blog. Mi sono sempre detta che alla fine il voto serve fino ad un certo punto. Uno può uscire con 110 e non sapere fare assolutamente niente.

    Quello che credo non sia corretto è la troppa diversità tra le varie università. A Reggio per Sco si danno 2 punti, a Parma magari 7/8 massimo. Beh alla fine il voto è palesemente diverso seppur magari le medie si differenzino abbastanza.

    Il problema del voto si pone più che altro quando si cerca lavoro. Uno con 107 e l’altro con 100, entrambi in corso, chi verrà scelto?

    Credo che sotto questo punto di vista le università debbano trovare punti in comune con gli altri atenei. Un datore di lavoro nota il voto e di certo non chiede quanti punti siano stati dati o meno e queste differenze esagerate non aiutano di certo i più volenterosi.

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