Fuggire dalla fabbrica

in Italia così come all’estero molti si iscrivono all’università con un obiettivo chiaro ma non confessato: vogliono evitare come la peste la prospettiva di finire in fabbrica. Certo, ci sono anche le fabbriche come la Ferrari dove (forse) tutti sono felici e contenti ma ci sono le fabbriche “normali” rispetto cui un banale ufficio sembra il paradiso. Se non hai mai messo piedi in fabbrica guardati un po’ le foto di questa fabbrica americana dove si producono oggetti di plastica:

Wall Street Journal > Fewer Workers on Factory Floors (slideshow)
Wall Street Journal > Fewer Workers on Factory Floors (slideshow)

l’operaio che vedi nella foto, dice la didascalia, ha 34 anni e lavora lì da 15. Stai certo che se avesse potuto si sarebbe iscritto all’università (anche a Scienze della Comunicazione).

PS: ho scritto questo post come reazione all’ennesima e-mail che arriva dalla luna:

“vorrei chiedere alcune informazioni in merito al suo corso di Nuovi Media.
Alcuni problemi famigliari,non mi hanno permesso di partecipare alle sue prime lezioni. Le mie compagne mi hanno riferito alcune cose, ma non sono state molto esaurienti e non mi sono chiari alcuni punti…Il fatto di aver raccolto le firme nelle prime lezioni pregiudica il voto finale? Come funzionano le lezioni e il corrispondente materiale di studio? Come si struttura l’esame finale?”

2 commenti

  1. Penso che il “problema” (o, per meglio dire, la tendenza) di cui parla l’articolo non sia collegabile soltanto alla parola “fabbrica”.
    Al giorno d’oggi, secondo me, una buona parte di giovani ha un’idea del lavoro che si divide tra quello manuale e quello intellettuale. Quello manuale non è rappresentato soltando dal lavorare in fabbrica, ma da tanti altri tipi di lavoro che ormai sono ritenuti troppo “umili” per essere nei desideri di noi giovani italiani. Lavori che vengono visti come “sporchi”, ripetitivi, noiosi, stancanti.
    Mentre l’altro tipo di lavoro, quello intellettuale, viene visto come comodo, “nobile”, ma soprattutto facile. Troppo facile a parer mio.
    Così si crede che basti una qualsiasi laurea in economia per diventare dirigente d’azienda, fare i “miliardi” e vivere la proprio vita “in discesa”. Quante volte ho sentito miei coetanei esprimere simili ambizioni e poi non impegnarsi per niente all’università……
    E allora, cosa pensate che succederà alla fine i questi situazioni?!
    Andiamo piano a criticare la fabbrica e tutti i lavori “di forza” più che “di mente”.
    Un passaggio importante da fare sarebbe quello di annebbiare un pò la linea che divide manuale/intellettuale, umile/nobile, in modo da non far sentire l’operaio solo una ingranaggio come tutti gli altri…. Insomma, in modo da far entrare un pò di “lavoro mentale” anche in fabbrica. Non sono stress mentale. Ma questo è tutto un altro discorso!

  2. Senza andare tanto lontano, venite a vedere le condizioni in cui si lavora nelle fonderie della provincia di Bresica, per fare un esempio…
    Sì: non lo nascondo; il terrore di finire là dentro ha rappresentato, almeno per me, un grande stimolo allo studio!
    Non considerate quest’ultima come una frase fatta: spesso non ce ne rendiamo conto, non ci facciamo caso o solamente siamo troppo indifferenti; ma dobbiamo ritenerci fortunati di poter studiare.

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