Foto e video: perché li facciamo?

me lo domando spesso. E se l’è domandato David Pogue in un articolo di qualche giorno fa ( Why we shoot home videos). I lettori del suo blog hanno apprezzato e hanno inviato centinaia di commenti che hanno spinto David a scrivere un altro post  ( Readers react).

Quando ero un ragazzino mi ricordo come un incubo le proiezioni di filmini che lo zio medico con 5 figlie ci invitava a vedere: per fortuna abitavano al piano sotto di noi quindi non era un gran disturbo. Ma la noia era mortale: le mie cugine le conoscevo e mi erano tutte (quasi tutte) molto simpatiche ma vederle sullo schermo in salotto era una pizza mortale. Per fortuna alla fine c’era il gelato.

Qualche anno dopo avevo un amico sul Lago Maggiore che faceva belle diapositive e si divertiva a stampare da sé le foto in bianco e nero. Anche lui ogni tanto tirava fuori schermo e proiettore e ci sparava addosso 300 o 400 dia. In quel caso però la noia non era un sentimento presente. Le foto parlavano di montagna e rivedere i giri che avevamo fatto con il sole mentre fuori pioveva era molto rassicurante. Prima o poi avrebbe smesso di piovere e saremmo tornati in montagna.

Quando mi sono sposato (la prima volta) ho fatto un sacco di foto alle Seychelles con la mia Minox: una bellissima macchinetta tascabile che, una volta tanto, non ho buttato via. Rientrati in Italia ho spedito i miei rullini di dia: con la posta sono tornate tante scatolette di diapositive tutte nere. Cazzo! La pila dell’esposimetro era scarica! Segno del destino: dopo tre anni ero separato.

Ma ci sono foto che per fortuna resistono al tempo e che non butterei mai via. Qui nella mansarda dove sto scrivendo ho una foto in bianco e nero che mi ha seguito negli infiniti traslochi

Tommaso de Francesco, Saluzzo, 12 agosto 1914
Tommaso de Francesco, Saluzzo, 12 agosto 1914

il tipo a cavallo è mio nonno un anno prima di andare in guerra e di finire sottoterra. La foto ha sul retro una dedica a mio padre che all’epoca aveva 6 anni. Quando la leggo mi vengono le lacrime agli occhi. E capisco perché scattiamo.

11 commenti

  1. Io se devo essere sincero, penso che questa apertura dell’editoria in generale( belle foto fatte da chi non aveva mai preso in mano una macchina “antica” e professionale, la possibilità di fare e montare video amatoriali ad alto livello tecnico, i blog ,le wiki, il potere editoriale diffuso etc.) sia una cosa fantastica, ancor di più sopratutto in itala dove non c è pluralismo informazionale.
    Altre volte però mi viene da pensare se non si perda un po’ in qualita di contenuti, sto pensando a tutte quelle foto, post, filmini riguardanti il privato delle persone o le loro opinioni da bar(giuste o sbagliate ma mai supportate da argomenti),che sinceramente io non faccio ma che vedo con tanta passione fare agli altri; Non vorrei che queste vadano ad intasare e in qualche modo anche a impedire la ricerca di informazione, di bite, di prodotti editoriali, critici, costruttivi e realizzati professionalmente che sono alcune volte opere d’arte ed altre(volte) fonti indispensabili per la nostra cultura.
    Scusate se sono andato un po’ fuori argomento ma sto facendo la tesi su queste cose e mi sto facendo delle domande deontologiche al di fuori della praticità della stessa e volevo solo, così, sapere cosa ne pensate.

  2. Oltre a parlare di fotografia nel mio post di oggi (titolo Facciamo una foto!) ho trovato anche due corsi online gratuiti: quello d Canon ( http://ltbc.canon-europe.com/?culture=it-it ) e di Nikon ( http://www.nital.it/corso_foto_digitale/corsofoto_digitale.pdf ).

    Non diventerete Oliviero Toscani ma sicuramente migliora la qualità delle vostre foto: vi insegnano i trucchi su come osservare la scena, su come “comporre” la foto, su come evitare gli errori più comuni, insegna la regola della “griglia” e dell’aria nell’inquadratura… un buon spunto insomma!

    Buona lettura a tutti
    Marco

  3. Certo il digitale è un grosso passo avanti in termini di multimedialità (poter montare video con audio e fotografie con musica), possibilità di elaborazione (con editor grafici e programmini vari), condivisione (con i vari social network che permettono di caricare immagini e video) e durata nel tempo… ora si può fare tutto anche senza grosse conoscenze, però proprio questo fatto ha portato la fotografia a perdere un po’ del suo valore secondo me… non trovate molto più emozionante una foto antica o anche soltanto una foto di qualche anno fa stampata in modo tradizionale?? Io le foto migliori le stampo sempre perchè voglio qualcosa che rimanga “toccabile” nel futuro al di là del digitale e della Rete. La sensazione di avere un pezzo di passato fra le mani è troppo forte per farne a meno e questo bellissimo post è davvero emozionante, soprattutto per quanto riguarda la vecchia fotografia ritrovata…

Lascia un commento