me lo domando spesso. E se l’è domandato David Pogue in un articolo di qualche giorno fa (→ Why we shoot home videos). I lettori del suo blog hanno apprezzato e hanno inviato centinaia di commenti che hanno spinto David a scrivere un altro post (→ Readers react).
Quando ero un ragazzino mi ricordo come un incubo le proiezioni di filmini che lo zio medico con 5 figlie ci invitava a vedere: per fortuna abitavano al piano sotto di noi quindi non era un gran disturbo. Ma la noia era mortale: le mie cugine le conoscevo e mi erano tutte (quasi tutte) molto simpatiche ma vederle sullo schermo in salotto era una pizza mortale. Per fortuna alla fine c’era il gelato.
Qualche anno dopo avevo un amico sul Lago Maggiore che faceva belle diapositive e si divertiva a stampare da sé le foto in bianco e nero. Anche lui ogni tanto tirava fuori schermo e proiettore e ci sparava addosso 300 o 400 dia. In quel caso però la noia non era un sentimento presente. Le foto parlavano di montagna e rivedere i giri che avevamo fatto con il sole mentre fuori pioveva era molto rassicurante. Prima o poi avrebbe smesso di piovere e saremmo tornati in montagna.
Quando mi sono sposato (la prima volta) ho fatto un sacco di foto alle Seychelles con la mia Minox: una bellissima macchinetta tascabile che, una volta tanto, non ho buttato via. Rientrati in Italia ho spedito i miei rullini di dia: con la posta sono tornate tante scatolette di diapositive tutte nere. Cazzo! La pila dell’esposimetro era scarica! Segno del destino: dopo tre anni ero separato.
Ma ci sono foto che per fortuna resistono al tempo e che non butterei mai via. Qui nella mansarda dove sto scrivendo ho una foto in bianco e nero che mi ha seguito negli infiniti traslochi

il tipo a cavallo è mio nonno un anno prima di andare in guerra e di finire sottoterra. La foto ha sul retro una dedica a mio padre che all’epoca aveva 6 anni. Quando la leggo mi vengono le lacrime agli occhi. E capisco perché scattiamo.
Parlo da amante della fotografia, per cui perdonate se sono di parte ;-) .
Credo che sia bello scattare foto perchè catturano momenti, emozioni, istantanee di un bel momento, ci riportano indietro nel tempo e sono la nostra memoria.
Quando trovo qualche foto bella (stampata sulla classica carta chimica) mi piace scannerizzarla (il risultato è un po’ così così ma con Photoshop si può sistemare quasi tutto), il fatto di averla sul digitale mi dà l’impressione di portarla con me nel futuro.
Posto il prof sui filmini interminabili e sulle diapositive infinite: molto meglio (come hanno fatto i miei vicini di casa) poche foto del viaggio di nozze SELEZIONATE e montate con una musica sotto (hanno usato Movie Maker ma il risultato non annoia ed è divertente).
il digitale è soprattutto questo: con un PC puoi ritoccare e sistemare foto video senza bisogno di attrezzature particolari, basta il software adatto. E, per inciso, è molto meno dannoso di quando si lavorava in camera oscura con gli acidi ;-).
A volte vengo a contatto con persone che non scattano e trovano foto e video un surplus: un vero peccato, vale sempre la pena di ricordare qualcosa. Foto e video sono il nostro monito e la memoria della nostra vita.
Anche a Natale, quindi, dateci dentro con le fotografie e i video! ;-)
Marco
Bellissimo post, io ho perso la maggior parte delle foto che avevo di mè da piccolo, mi è dispiaciuto, e per poco mia madre non mi uccide.
Adesso con quelle digitali non sucedderebbe.
Se da un lato il digitale è rivoluzionario perchè ti permette di fare migliaio di foto sempre e anche dal cellulare, dall’ altro ametto che è molto meno romantico dover imparare a rittocarle che non a usare una camera oscura.
Eh prof… colpito e affondato. Ho passato tre anni in cerca delle foto di famiglia, peregrinando tra parenti e affini. Al di là delle difficoltà che a volte si possono trovare nelle ricerche, quando (ri)trovi (o scopri) l’immagine di qualcuno che è legato a te… la rivivi. E un po’ la riprende lei, vita.
Benedetti scatti.