Insegnare con i nuovi media

è un’attività gratificante sia per chi la fa (docente) che per chi la riceve (studente): questo blog ne è la prova. Così come trovo gratificante fare lezione e vedere che arrivo in fondo ai miei novanta minuti senza che nessuno sbadigli o si alzi. Il merito non è mio ma dei contenuti (nuovi media) e del loro uso continuo in aula. Così come “la passione si sente” negli e-book dei miei studenti ( pagina E-book degli studenti).

So far so good. No perché quello che mi domando è come mai le istituzioni siano così disinteressate a quello che fanno le migliaia di docenti come me:

  • non ci aspettiamo aumenti di stipendio: sappiamo bene che i soldi non ci sono e che in ogni caso gli aumenti ad personam cozzerebbero contro decenni di appiattimento retributivo
  • non ci aspettiamo una medaglia come si faceva nell’Unione Sovietica di un tempo che fu
  • non ci aspettiamo sguardi di approvazione da parte dei colleghi fieri di essere analfabeti informatici
  • non ci aspettiamo politiche nazionali di sostegno all’innovazione didattica in un paese che non ha un portale per promuovere se stesso
  • non ci aspettiamo che il Presidente del Consiglio o il Ministro dell’Economia di turno si rendano conto che sarebbe forse il caso di abbassare l’IVA su hardware e software riconoscendone finalmente l’utilità in termini di produttività ( post Regali di Natale).

Mi aspetto solo che i singoli atenei o le singole facoltà, nella loro autonomia, incomincino a dare un minimo di visibilità e riconoscimento simbolico (caspita: una pagina web non costa nulla!) a quello che facciamo: è un wishful thinking come tanti altri.

3 commenti

  1. concordo con quanto detto nel post e nei commenti: la fortuna dei suoi corsi, oltre ovviamente un suo modo di spiegare piuttosto dinamico, è il tema e la praticità dell’argomento.
    Durante il mio periodo di studio ad Helsinki ho frequentato diversi corsi che non mi sarebbero stati approvati per puro interesse e quasi tutti erano su argomenti molto paratici del mondo dei media. Dal corso sull’e-citizenship a quello sul tv-business.
    Il programma di Scienze della Comunicazione di Reggio Emilia è sicuramente soddisfaciente, ma si potrebbe fare di più. abbiamo una vagonata di materie che vertono attorno alla psicologia e alla sociologia che sicuramente sono utilissime e personalmente mi interessano molto, ma dovrebbero essere affiancate da altre materie molto più pratiche.. anche di pochi crediti e quindi di breve durata, ma che insegnino quanto più nel dettaglio l’uso di questi nuovi media che poi saranno gli strumenti del nostro lavoro. Purtroppo invece abbiamo solo materie come Informatica che danno un’infarinatura superficiale su troppi argomenti o Zeroformat che è sicuramente un ottimo corso ma per un numero troppo ristretto di studenti (ovviamente per la mancanza di strutture e personale, non per l’immensa volontà del professor Mazzetti), oltre certamente a Nuovi Media ed Editoria Multimediale.
    Ora poi che il Ministro Tremonti ha definitivamente tolto i fondi all’università sono scettico nell’aspettarmi miglioramenti .
    Si può solo sperare che, rimanendo alle università la possibilità di comportarsi come le fondazioni e ricevere fondi dai privati, a qualcuno venga la buona idea di motivare le aziende a finanziare corsi ad hoc per la formazione nell’uso di quei programmi che saranno fondamentali nel mondo dell’editoria, del publishing, nella realizzazione di filmati, nel webdesign, etc.
    my 2 cents.

  2. Senza voler necessariamente fare la parte di quello che “l’erba del vicino è sempre più verde”, girovagando sul web scopro alcune isole felici dove non solo la didattica tradizionale ma anche l’applicazione degli insegnamenti di nuovi media è supportata e incentivata: neanche a farlo apposta ne ho scritto giusto oggi qui, recensendo un ottimo servizio (gratuito) sviluppato dall’Università di Nottingham – avvalendosi proprio dei nuovi media come supporto alla didattica cartacea.

  3. Credo che l’interesse suscitato negli studenti risieda principalmente nel fatto che i corsi sui nuovi media, non siano solamente teorici, ma soprattutto pratici. Le cose che si imparano possono poi essere usate per creare elaborati personali, ed è questo che affascina. La tecnologia e il web entrano sempre più nella vita quotidiana, si ha così, sempre più bisogno di “saperi utili” da applicare.

    Il problema è che spesso si vedono questo corsi come superflui e non importanti nella formazione scolastica, fatto sta che poi nel momento dell’entrata nel mondo del lavoro, le aziende devono spendere parecchi soldi nella formazione dei nuovi assunti, con conoscenze identiche a quelle insegnate nei corsi sui nuovi media. Davvero una bella risorsa per chi ha la fortuna di poterli seguire all’università, non solo per il mondo lavorativo, ma anche per un saper fare personale.

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