Un articolo sull’appassionato blog di Milady de Winter, gagliarda supplente di scuola media, mi ha fatto capire perché insegnare nelle università italiane è difficile. E’ difficile perché molti degli studenti che trovo agli esami sono transitati da scuole così. Classi polpettone in cui si mischia tutto: capaci e incapaci, torpidi e brillanti. Succede lo stesso all’università, almeno nelle facoltà che ho conosciuto (Comunicazione, Sociologia, S. Politiche, Formazione). Quale politico nostrano avrà mai il coraggio di introdurre un po’ di selezione e di differenziazione nell’università esamificio/diplomificio dove qualsiasi attività è opzionale come nei villaggi del Club Med? Tra qualche giorno incominceranno a farci vedere i “programmi”: vedremo.
La necessità di differenziazione/selezione riguarda tutti: docenti, studenti, personale non docente.
Beh, la situazione di Milady sembra in effetti tutt’altro che rosea, ma è utile tenere sempre in considerazione l’altro lato della medaglia: quale politico nostrano avrà il coraggio di introdurre una distinzione dei professori in base al merito?
Certo,esistono dei ragazzi molto difficili da educare e istruire, ma i professori dispongono di mezzi adeguati? Sono persone adeguate al loro difficile lavoro? Per la mia esperienza di scuola statale sarei propenso a dire “no”. A molti di loro manca la passione, ad altri la capacità di comunicare, altri ancora sono troppo vecchi per capire dei ragazzi di quattordici anni.
Non parlo per sentito dire: la mia insegnante di arte alle medie saliva in piedi sulla cattedra gridando “facciamo casino!”, al liceo il prof di scienze ci gridava “imbecilli” e “coglioni” quando sentiva parlare qualcuno, il prof di arte che puzzava di vino lontano due metri ci spiegava il primo giorno di scuola seno, coseno e sezione aurea, quella di lettere era capace di spiegare Foscolo per due ore filate sottovoce, mentre quello di religione faceva le imitazioni dei suoi colleghi durante le sue ore. Senza dimenticare la sadica prf di inglese, che alla consegna dei compiti in classe commentava: “sei migliorato, dall’uno e mezzo sei passato al tre.” Potrei andare avanti…
Sarà senz’altro un bene quando si arriverà a gratificare gli studenti più bravi, ma altrettanto importante sarà la “conquista” di una selezione della classe insegnante, sia preventiva che “in itinere”, in modo da fornire anche ai ragazzi meno bravi un’occasione valida di crescita e apprendimento.
Segnalo un’intervista molto interessante sul blog Comunità Meritocratica in cui un professore italiano che insegna negli USA, Gabriele Boccaccini, espone, secondo il suo punto di vista di “cervello in fuga dall’Italia”, i problemi dell’Italia e del suo sistema universitario.
Il post si intitola Solo la meritocrazia fermerà la diaspora dei cervelli ed ecco il link
http://comunitameritocratica.myblog.it/
Inoltre, ecco anche il link dell’ISSNAF, l’associazione no profit di cui il professor Boccaccini fa parte: http://www.issnaf.org/