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Ciao! Sono Corrado de Francesco

BC > Vancouver Island > San Josef Bay 5 giugno 2008
BC > Vancouver Island > San Josef Bay 5 giugno 2008

Fino al 2022 vivevo in Val d’Aosta in un paesino di 100 abitanti a 1680 metri ( foto di La Magdeleine).

Ho iniziato questo blog nel 2007 quando insegnavo Nuovi media e Editoria multimediale alla facoltà di Scienze della comunicazione e dell’economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia (sede di Reggio Emilia). Il blog era pensato per i miei studenti. Nel febbraio 2011 ho lasciato l’università: il blog rimane in vita ma i suoi interessi cambiano.

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Ingredienti e link

Sono nato a Milano nel 1952 e lì ho vissuto sino alla laurea nel 1974. Dopo il servizio militare (1974-75) sono stato borsista del Consiglio Nazionale delle Ricerche all’Università di Milano. In seguito sono stato visiting scholar (Fulbright fellow) alla University of California, Berkeley (1977-78), research associate all’European Institute of Education and Social Policy (1979-80), visiting scholar CNR-NATO alla University of California, Los Angeles, ricercatore al Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano (fino al 1996).

Nel 1997 ho lasciato l’università per dedicarmi a tempo pieno alla progettazione e realizzazione di applicazioni di database e infobase (ipertesti sviluppati con Folio Views, un software di electronic publishing utilizzato per creare basi ipertestuali di grandi dimensioni pubblicabili on-line e off-line).

Nel 2001 ho ripreso a insegnare in università, prima come docente a contratto e dal 2005 come professore associato. Dal 1° gennaio 2008 sono in attesa del giudizio di conferma: vedremo come va a finire ( post del 28.02.2008). Dal 2001 tutto quello che ho scritto ha avuto come obiettivo l’aumento degli information skills degli studenti universitari:

In precedenza, per alcuni anni (dal 1974 al 1986), avevo compiuto studi e ricerche su temi di sociologia dell’educazione. Rientrato in università nel 2001 mi è capitato di occuparmi ancora di questi problemi:

Hoops! Tra le “pubblicazioni” dimenticavo i sillabi dei miei corsi: già, ma un sillabo può essere considerato una pubblicazione?

Questo blog mi sembrava la naturale evoluzione di quanto avevo fatto prima: trasferire conoscenze utili usando la tecnologia disponibile.

Adesso, però, tutta questa storia è finita e l’università la vedo lontana in una nebbiolina. Cosa faccio? Scio, viaggio e dipingo con acrilici su sassi, legno e carta.

15 commenti

  1. Hai detto bene Marco! La passione, ma non basta.
    Le nuove tecnologie didattiche hanno spesso incontrato forti resistenze da parte degli stessi insegnanti, che le hanno percepite come una minaccia alla propria “centralità” nel processo formativo e, inizialmente, da parte degli stessi studenti (paura di esporsi) Invece, è’ evidente che occorrono diversi ordini di competenza da parte del docente, sul processo di apprendimento (possibilmente con una elaborazione individuale avviata della propria motivazione professionale) , una figura che costruisce una relazione continuativa con gli allievi, per esempio per tutto un corso di studi( come Corrado) e che quindi è un profondo conoscitore ed interlocutore di un gruppo.E’ chiaro che è una figura di controllo con un ruolo pedagogicamente di profilo alto , si pensi alla didattica per studenti ospedalizzati o per studenti diversamenti abili, al recupero della dispersione scolastica e perchè no allo stimolo dell’attenzione e della motivazione dei nostri studenti?

    Buon lavoro
    Maria Allo

  2. Penso che sia la stessa ragione che spinge milioni di utenti a riempire i propri blog e Wikipedia: la passione.

    Certo, prevale anche una notevole voglia di protagonismo (l’ho fatto io!) -per non parlare poi dei social network come Badoo e Netlog- ma credo che alla base ci sia l’amore per la diffusione e la condivisione.

    il sapere che alcune notizie hanno potuto aiutare molte persone e/o rende rle loro giornate migliori, questo credo sia lo stimolo giusto per creare questi spazi gratuiti di divulgazione.

    Poi se uno vuol fare un lavoretto e liberarsi di cianfrusaglie rimangono tanti altri siti (eBay per citarne uno) dove, nel breve periodo, si riesce a liquidare una cifretta soddisfacente. Ma questa non è cultura, casomai business.

    Marco

  3. Maria tocca un tasto importante: l’uso delle nuove tecnologie da parte di un docente richiede un sacco di tempo e non porta risparmi di tempo nel medio-lungo periodo, a differenza di quanto avviene nelle aziende e nel lavoro autonomo. Come tanti penso anch’io che l’effetto principale di questo lavoro addizionale sia un miglioramento della didattica e dell’interazione con gli studenti. A fronte di ciò (più lavoro e maggiore efficacia didattica) i benefit sono zero (a parte la gratificazione personale). Il software me lo pago, il pc e la connessione web da casa pure. Chi me lo fa fare di dedicare a questo blog 2-3 ore al giorno?

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